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	<title>About User Blog</title>
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	<description>Un laboratorio per approfondimenti e discussioni su usabilità, test con utenti, eye tracking</description>
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		<title>Il blog di About User si sposta</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 08:51:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Schibuola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>

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		<description><![CDATA[Facciamo un altro passo in avanti verso l’integrazione di About User nel network per il marketing online TSW Strategies.
Nel nostro lavoro quotidiano e in tutti i progetti principali siamo a stretto contatto con i colleghi della web analytics, della SEO, del web marketing, del reputation management, del keyword advertising…
Perciò vogliamo far vedere questa vicinanze reale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Facciamo un altro passo in avanti verso l’integrazione di About User nel network per il marketing online TSW Strategies.</p>
<p>Nel nostro lavoro quotidiano e in tutti i progetti principali siamo a stretto contatto con i colleghi della web analytics, della SEO, del web marketing, del reputation management, del keyword advertising…<br />
Perciò vogliamo far vedere questa vicinanze reale anche nella comunicazione online.</p>
<p>Troverai i post di Paola, di Matteo e i miei nel blog di TSW il cui feed è <a href="http://blog.tsw.it/rss-2">http://blog.tsw.it/rss-2</a>, <strong>aggiornate i vostri feed</strong>.</p>
<p>Ci vediamo nel <a href="http://blog.tsw.it">blog di TSW</a>!</p>
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		<title>Dare importanza ai contenuti: le priority areas</title>
		<link>http://blog.aboutuser.com/linee-guida-di-design/importanza-contenuti-priority-areas.html</link>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 15:43:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Casarsa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Linee-guida di design]]></category>

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		<description><![CDATA[Una pagina web contiene spesso numerosissimi elementi grafici e testuali. Questo accade non solo nelle homepage di siti vetrina, ma anche su pagine pensate esplicitamente per la conversione.
Tutti insieme, i diversi elementi si contendono l’attenzione dell’utente. Come è possibile dare rilevanza ad uno specifico contenuto?
Nel loro nuovo libro “Eyetracking Web Usability” Jakob Nielsen e Kara [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="sticky_post"><p>Una pagina web contiene spesso numerosissimi elementi grafici e testuali. Questo accade non solo nelle homepage di siti vetrina, ma anche su pagine pensate esplicitamente per la conversione.<br />
Tutti insieme, i diversi elementi si contendono l’attenzione dell’utente. Come è possibile dare rilevanza ad uno specifico contenuto?</p>
<p>Nel loro nuovo libro “<a href="http://www.amazon.com/dp/0321498364">Eyetracking Web Usability</a>” Jakob Nielsen e Kara Pernice consigliano di prestare attenzione alla posizione che il contenuto occupa nella pagina.</p>
<div id="attachment_152" class="wp-caption alignleft" style="width: 360px"><a href="http://blog.aboutuser.com/wp-content/uploads/2010/03/priority.jpg"><img class="size-full wp-image-152 " title="priority" src="http://blog.aboutuser.com/wp-content/uploads/2010/03/priority.jpg" alt="Schema delle priority areas" width="350" height="325" /></a><p class="wp-caption-text">Mappa delle priority areas. Le aree della pagina con sfondo rosa sono dedicate ai link di navigazione: profondamente diverse dagli altri contenuti in pagina, queste aree esulano dalla teoria delle priority areas. </p></div>
<p>Secondo la teoria delle <em>priority areas</em> è possibile assegnare <strong>ad ogni area della </strong><strong>pagina una certa priorità o importanza</strong>.</p>
<p>L’<strong>area in alto a sinistra</strong>, immediatamente sotto il menu orizzontale, è la più indicata ad accogliere i contenuti più importanti per l’utente e/o per il business del sito.<br />
Viceversa, in basso a destra andrebbero presentati contenuti a “bassa priorità”.</p>
<p>La regola riflette le aspettative dell’utente che, abituato agli schemi più standard del web, tende a considerare più autorevoli i contenuti posizionati sopra la piega della pagina, facilmente raggiungibili con il mouse e immediatamente visibili.</p>
<p style="margin-top: 150px;"><a href="http://blog.aboutuser.com/wp-content/uploads/2010/03/schema_quotidiano.jpg"><img class="size-full wp-image-146 alignright" title="schema_quotidiano" src="http://blog.aboutuser.com/wp-content/uploads/2010/03/schema_quotidiano.jpg" alt="Il template di un quotidiano" width="214" height="439" /></a>Astraendo e spostandosi dall’ambito web, è possibile pensare al template della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Prima_pagina_%28giornalismo%29">prima pagina</a><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Prima_pagina_%28giornalismo%29"> di un quotidiano</a>, per la quale vale la stessa regola. L’area in alto a sinistra propone l’editoriale del direttore o un articolo d’opinione di un giornalista di rilievo. Le notizie più importanti sono presentate nell’area superiore della pagina (“taglio alto”).</p>
<p>Utilizzando questa metafora immaginiamo di voler dedicare un breve ritaglio di tempo alla lettura delle news del giorno. Su quali aree della prima pagina si concentrerà la nostra attenzione? Abituati al template standard, ormai entrato di fatto nel nostro modello mentale, osserveremo di sicuro il taglio alto della pagina.</p>
<p>Cosa accadrebbe se il quotidiano decidesse di stravolgere il template standard e di posizionare le news del giorno nel taglio basso, ove solitamente vengono presentate le notizie minori? Probabilmente, dopo aver consultato l’articolo di fondo e il taglio alto della pagina saremmo comunque in grado di trovare le informazioni che cerchiamo. Ma la nostra lettura ne risentirebbe profondamente, sia in termini di efficienza, sia in termini di soddisfazione.</p>
<p>Tornando al web, posizionare in un’<strong>area ad alta priorità i contenuti più utili, nuovi o più importanti</strong> per il business significa promuoverli e facilitarne l’individuazione. Aumenterà così l’efficienza e la soddisfazione dell’interazione utente-sito.</p>
<p>Viceversa, utilizzare un’area ad alta priorità per un contenuto poco importante o puramente grafico, significa <strong>perdere una grande occasione di business</strong>: se anche l’utente dovesse decidere di fare scrolling e guardare ciò che viene presentato sotto la piega della pagina, si troverà comunque a consultare un sito che non riflette le sue aspettative. La sua soddisfazione ne risentirà e implicitamente egli considererà meno attendibile ogni contenuto posizionato in un’area a bassa priorità. Approfondirà la navigazione e selezionerà il link solo se riterrà che esso sia l’unico elemento in pagina utile a soddisfare il suo bisogno informativo.</p>
<p>Ho provato a giocare un po’ con il layout di alcuni dei siti su cui abbiamo lavorato in passato per valutare la loro aderenza alla regola delle priority areas.</p>
<p>Ho dunque riprodotto con gli schemi mostrati di seguito il puro layout di alcune pagine dei siti indagati.<br />
L’area della pagina in cui si applica la teoria delle <em>priority areas</em> è quella centrale, con sfondo bianco, distinta dall’area in rosa dedicata a menu e link di navigazione.<br />
I contenuti effettivamente utili all’utente nel reale contesto d’uso indagato sono evidenziate in azzurro.</p>
<p><a href="http://blog.aboutuser.com/wp-content/uploads/2010/03/priority_home1_piccola.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-153" title="priority_home1_piccola" src="http://blog.aboutuser.com/wp-content/uploads/2010/03/priority_home1_piccola.jpg" alt="Template di una homepage indagata" width="400" height="368" /></a></p>
<p><a href="http://blog.aboutuser.com/wp-content/uploads/2010/03/priority_interna_piccola.jpg"><img class="size-full wp-image-156 alignnone" title="priority_interna_piccola" src="http://blog.aboutuser.com/wp-content/uploads/2010/03/priority_interna_piccola.jpg" alt="Template di una pagina interna" width="309" height="505" /></a></p>
<p><a href="http://blog.aboutuser.com/wp-content/uploads/2010/03/priority_interna2_piccola.jpg"><img class="size-full wp-image-157 alignnone" title="priority_interna2_piccola" src="http://blog.aboutuser.com/wp-content/uploads/2010/03/priority_interna2_piccola.jpg" alt="Template di una pagina interna: il contenuto utile si trova solo nel menu" width="309" height="495" /></a></p>
<p>Come si vede dalle immagini, dall’analisi emerge che spesso l’area a più<strong> alta priorità</strong> è occupata da <strong>immagini</strong>, <strong>banner</strong> emozionali o <strong>caroselli</strong> promozionali, <strong>poco utili </strong>all’utente.<br />
Questo effetto si riscontra anche nei siti di grandi aziende, che spesso premiano la creatività a discapito dei contenuti più orientati all’informazione o alla conversione.<br />
Tale scelta non è sempre condivisa dagli utenti, che commentano per esempio: “La prima pagina è troppo lunga. Con 1 solo scorrimento devo poterla vedere tutta”.</p>
<p>Pur non trattandosi di una novità assoluta, questa teoria fissa un punto sempre molto importante: <strong>decidere</strong> a priori quali contenuti dovrebbe contenere una pagina web rispetto agli <strong>obiettivi</strong> che si pone, collocando gli elementi più importanti là dove le persone li andranno a cercare.</p>
</div>
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		<title>La nuova home page di Yahoo</title>
		<link>http://blog.aboutuser.com/generale/la-nuova-home-page-di-yahoo.html</link>
		<comments>http://blog.aboutuser.com/generale/la-nuova-home-page-di-yahoo.html#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 09:14:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Schibuola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>

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		<description><![CDATA[Da pochissimo è online la nuova home page di Yahoo. È possibile farsi in qualche modo un&#8217;idea del cambiamento dell&#8217;interfaccia andando su http://it.promotions.yahoo.com/nuovahomepageyahoo.html.
La cosa che mi colpisce di più è il lavoro fatto di razionalizzazione e ottimizzazione degli spazi-ingombro.
Siamo più o meno tutti abituati a home page di portali e siti generalisti con una grandissima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da pochissimo è online la nuova home page di <strong><a href="http://www.yahoo.it">Yahoo</a></strong>. È possibile farsi in qualche modo un&#8217;idea del cambiamento dell&#8217;interfaccia andando su http://it.promotions.yahoo.com/nuovahomepageyahoo.html.<br />
La cosa che mi colpisce di più è il lavoro fatto di <strong>razionalizzazione </strong>e ottimizzazione degli spazi-ingombro.</p>
<p>Siamo più o meno tutti abituati a home page di portali e siti generalisti con una grandissima estensione verticale, che permette (o costringe?) un <strong>notevole scrolling</strong> anche solo per farsi un&#8217;idea di quali contenuti sono disponibili.<br />
Queste <strong>home page bazar</strong> sono frutto di un concetto di design secondo il quale è meglio mettere tutto in home page: anticipazioni, lanci, micro-contenuti, categorie, banner, approfondimenti e contenuti nuovi.<br />
Sarà quindi <strong>onere dell&#8217;utente</strong> andarsi a cercare quello che gli interessa: c&#8217;è tutto.<br />
Un&#8217;impostazione di questo tipo può probabilmente andare bene per un quotidiano online; va molto meno bene secondo me per un portale che offre prodotti o servizi.<br />
Il fatto che &#8220;ci sia tutto&#8221; in home page (prescindendo da altri fattori importanti:  l&#8217;architettura dell&#8217;informazione ad esempio) non garantisce che:</p>
<ul>
<li>una persona abbia voglia o tempo di spulciare tutta la pagina per trovare il tema/servizio di suo interesse</li>
<li>una persona (pur avendo voglia o tempo) <a href="http://www.sensible.com/chapter.html">legga con attenzione</a> ciascun contenuto, box per box, alla ricerca di ciò che gli interessa</li>
</ul>
<p>Se invece il progettista ne è convinto (o non si pone neppure il problema&#8230;) molto probabilmente il fallimento degli obiettivi che il sito o portale si propone è garantito.</p>
<p>È invece importante secondo me che il progettista/designer <strong>si prenda la responsabilità</strong> di una <strong>scelta precisa</strong>, esattamente come hanno fatto a Yahoo per la nuova home page: selezionando i contenuti che devono andare in home page e fornendo chiari strumenti di accesso alle sezioni di più alto livello (che di fatto sono sub-home page a loro volta).<br />
Ottenendo in questo modo una home page corta e &#8220;tesa&#8221;, che invita all&#8217;azione.<br />
Questa scelta precisa deve essere supportata da una collezione di <a href="http://www.aboutuser.com/servizi-di-usabilita.php">strumenti di usabilità</a> che individuino chiaramente il punto di vista dell&#8217;utente, le sue capacità, il suo stile, e che forniscano una indicazione di design concreta.</p>
<p>Questo approccio porta a pagine più corte e quindi a un numero di click maggiore per raggiungere il contenuto di interesse? Può darsi, ma il fatto che sia sempre e comunque necessario far fare agli utenti <strong>il numero minore di click</strong> è un mito da sfatare (prossimamente :)).</p>
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		<item>
		<title>Quotidiani online, usabilità e pubblicità allo IAB Forum</title>
		<link>http://blog.aboutuser.com/usabilita/test-di-usabilita/quotidiani-usabilita-e-pubblicita/quotidiani-online-usabilita-e-pubblicita-allo-iab-forum.html</link>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 12:59:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Schibuola</dc:creator>
				<category><![CDATA[quotidiani usabilità e pubblicità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.aboutuser.com/?p=121</guid>
		<description><![CDATA[Allo scorso IAB Forum abbiamo avuto finalmente modo di presentare i risultati del progetto di ricerca condotto con l’Università di Udine (vedi il post di presentazione sul blog di TSW).
Gli ambiti che il progetto di ricerca ha investigato sono due:

capire in quali contesti la pubblicità online incida sull’usabilità;
capire quali categorie di banner interferiscano con la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Allo scorso IAB Forum abbiamo avuto finalmente modo di presentare i risultati del progetto di ricerca condotto con l’Università di Udine (vedi il <a href="http://blog.tsw.it/eventi/mediacamp-perugia-usabilita-e-pubblicita-nei-quotidiani-online_0003385.html">post di presentazione</a> sul blog di TSW).</p>
<p>Gli ambiti che il progetto di ricerca ha investigato sono due:</p>
<ol>
<li>capire in quali contesti la pubblicità online incida sull’usabilità;</li>
<li>capire quali categorie di banner interferiscano con la navigazione e la lettura dei quotidiani, e in che misura.</li>
</ol>
<p>Abbiamo preso in considerazione i cinque quotidiani online più diffusi (Il Corriere, la Repubblica, la Stampa, il Sole 24 Ore e la Gazzetta dello Sport), testandone intensivamente 3, e abbiamo utilizzato 34 utenti in linea con il profilo Nielsen dei lettori, grazie alla collaborazione delle concessionarie pubblicitarie.</p>
<p>Abbiamo quindi testato il rapporto tra pubblicità e usabilità tramite un test di usabilità con eye tracking, per determinare quale fosse il comportamento degli utenti grazie a tre diversi compiti:</p>
<ul>
<li>compito di navigazione: gli utenti hanno dovuto trovare uno specifico articolo nei quotidiani</li>
<li>compito di lettura: gli utenti hanno dovuto leggere uno specifico articolo</li>
<li>compito di surfing libero: entro un intervallo di tempo determinato gli utenti sono stati liberi di navigare a piacere i quotidiani</li>
</ul>
<p>Per garantire la massima validità ecologica dell’esperimento abbiamo testato i quotidiani live, utilizzando un proxy settato ad hoc in modo da controllare l’erogazione della pubblicità: la pubblicità viene erogata infatti a ogni refresh in modo quasi casuale, e senza un controllo a monte non saremmo stati in grado di fare valutazioni tra quotidiani.</p>
<p>La pubblicità è stata classificata in 3 classi:</p>
<ul>
<li>pubblicità leggera: contestuale, di piccole dimensioni, statica</li>
<li>pubblicità saliente: rich media, grandi formati animati, immagini estese</li>
<li>pubblicità prominente: pop up, overlayer, interstiziale</li>
</ul>
<p>Al termine delle sessioni di test, tutti gli utenti sono stati sottoposti a questionari in modo da verificare variabili pertinenti all’usabilità non derivabili dal test vero e proprio (per esempio: atteggiamento, soddisfazione e attenzione).</p>
<p>I risultati che abbiamo ottenuto sono disponibili nella presentazione che segue.</p>
<div id="__ss_2455137" style="width: 425px; text-align: left;"><a style="font: 14px Helvetica,Arial,Sans-serif; display: block; margin: 12px 0 3px 0; text-decoration: underline;" title="Progetto di ricerca su quotidiani online, usabilità e pubblicità" href="http://www.slideshare.net/aboutuser/progetto-di-ricerca-su-quotidiani-online-usabilit-e-pubblicit">Progetto di ricerca su quotidiani online, usabilità e pubblicità</a><object style="margin: 0px;" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="355" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=aboutuseruniudricercaquotidianipubblicitablog-091109023318-phpapp02&amp;rel=0&amp;stripped_title=progetto-di-ricerca-su-quotidiani-online-usabilit-e-pubblicit" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed style="margin: 0px;" type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="355" src="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=aboutuseruniudricercaquotidianipubblicitablog-091109023318-phpapp02&amp;rel=0&amp;stripped_title=progetto-di-ricerca-su-quotidiani-online-usabilit-e-pubblicit" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<div style="font-size: 11px; font-family: tahoma,arial; height: 26px; padding-top: 2px;">View more <a style="text-decoration: underline;" href="http://www.slideshare.net/">presentations</a> from <a style="text-decoration: underline;" href="http://www.slideshare.net/aboutuser">aboutuser</a>.</div>
</div>
<p>Alcune note sui risultati:</p>
<ul>
<li>ho trovato sorprendente il livello di soddisfazione rispetto alla pubblicità prominente, che resta comunque elevato anche in presenza di banner generalmente considerati fastidiosi;</li>
<li>lato eye tracking, è molto interessante il fatto che la pubblicità leggera è vista in modo simile a quella saliente:  la durata delle osservazioni per i due tipi è molto simile;</li>
<li> il layout del quotidiano si combina molto spesso con la variabile indagata, aumentandone o diminuendone il valore, a riprova del fatto che l’usabilità è sempre relativa a uno specifico contesto, e che il quotidiano o il portale concorre spesso a “implementare” la resa della pubblicità.</li>
</ul>
<p>Buona lettura e buoni commenti!</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Paper prototyping: user testing su prototipi cartacei</title>
		<link>http://blog.aboutuser.com/prototyping/paper-prototyping-user-testing-su-prototipi-cartacei.html</link>
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		<pubDate>Wed, 14 Oct 2009 07:54:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Casarsa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prototyping]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando, diversi anni fa, ho visto un video dimostrativo sul paper prototyping, è stato amore a prima vista!
Si trattava di una lezione all’università del corso di progettazione siti web. Ricordo il silenzio in aula e i miei colleghi divertiti quanto me.
Qualche mese fa, alla Usability Week di Londra, ho rivisto quello stesso video. E, anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando, diversi anni fa, ho visto un video dimostrativo sul paper prototyping, è stato amore a prima vista!<br />
Si trattava di una lezione all’università del corso di progettazione siti web. Ricordo il silenzio in aula e i miei colleghi divertiti quanto me.</p>
<p>Qualche mese fa, alla <strong>Usability Week di Londra</strong>, ho rivisto quello stesso video. E, anche se lavoro in questo campo da qualche tempo, mi ha nuovamente divertito e affascinato.<br />
Sarà per la componente giocosa di questo tipo di test, sarà perché è ormai evidente l’utilità di testare un prototipo web quanto prima: non credo di essere l’unica a rimanere conquistata da questa metodologia di test utente.<br />
Chi lavora nell’ambito dell’usabilità dice di trovarsi coinvolto in un progetto di paper prototyping circa 3 volte l’anno (fonte: l’indagine condotta durante la Usability Week del 2008 dal Nielsen and Norman Group). Considerando che i “normali” user testing vengono condotti in media poco più di 4 volte l’anno, appare chiaro che il paper-prototyping incontra largo interesse.</p>
<p><strong>Lasciate che vi spieghi</strong> brevemente la metafora su cui si fonda questo tipo di test.</p>
<p>Alla persona che partecipa al test viene proposto un insieme di compiti, da portare a termine su un prototipo cartaceo di interfaccia web.<br />
Ogni elemento web (esempio: checkbox, radiobutton, field, title, link) viene riprodotto e disegnato su un normale <strong>foglio di carta</strong>.<br />
Per interagire con il prototipo l’utente utilizza una penna: <strong>per “fare click” </strong>egli punta letteralmente la penna sull’elemento di suo interesse. La penna è utile anche a riempire eventuali campi di testo.<br />
Per simulare l’interazione un membro del team di usabilità<strong> fa le veci del computer</strong>: se l’utente seleziona un link presente sulla pagina, l’operatore carica la nuova pagina web, andando a sovrapporre un nuovo foglio al precedente, con i nuovi contenuti.<span id="more-109"></span></p>
<p>Se invece l’utente interagisce con elementi dinamici della pagina, il “computer“ modifica l’interfaccia in modo opportuno: ad esempio, se è stata selezionata una checkbox, egli vi inserisce un simbolo di spunta.</p>
<p>Un buon video è meglio di 1000 parole. A fondo pagina ne suggerisco alcuni.</p>
<h2>Perché condurre un test su un prototipo cartaceo?</h2>
<p>Il test si pone l’obiettivo di indagare, e in seguito perfezionare, il <strong>flusso di navigazione</strong>, il <strong>layout </strong>delle pagine e l’<strong>architettura dell’informazione</strong>. Il paper prototyping offre inoltre utili spunti per la terminologia e il linguaggio da utilizzare: oggetto dell’indagine sono infatti anche le etichette del menu, dei pulsanti e dei controlli.<br />
Ovviamente anche qui l’iterazione del processo di test è essenziale: un test su un prototipo low-fi è solo un primo step in un processo di validazione più esteso.</p>
<h2>Alcuni punti di forza del paper prototyping</h2>
<ul>
<li>E’ un metodo molto <strong>veloce </strong>ed <strong>economico</strong>: nessuna riga di codice è ancora stata scritta!</li>
<li>Permette di <strong>testare precocemente </strong>più proposte di design.</li>
<li>Gli utenti sono molto più propensi a <strong>criticare e commentare</strong> un prototipo cartaceo. E amano questo tipo di test perché si sentono davvero parte del processo di sviluppo.</li>
<li>Paradossalmente, permette una maggior interazione: l’utente non ha vincoli, può fare tutto quello che vuole. Dal suo comportamento si individuano direzioni interessanti per comprendere come sviluppare l’interazione.</li>
<li>Favorisce l’emergere di <strong>nuove idee creative</strong>.</li>
<li>E’ adatto anche per testare <strong>siti web per bambini</strong>: è uno dei pochi test in cui i bambini si trovano a loro agio.</li>
</ul>
<p>Vi lascio con un aneddoto raccontato da <a title="direttore al Norman Nielsen Group" href="http://www.nngroup.com/about/people/hloranger.html" target="_self">Hoa Loranger</a>: durante un test su un prototipo (di carta!) di un’interfaccia web per l’ascolto di mp3, l’utente ha selezionato un brano e si è fermato. Invitato a spiegare il motivo della sua esitazione, l’utente con grande naturalezza ha detto: “adesso mi aspetterei di sentire la canzone!”.</p>
<h3>Video suggeriti</h3>
<ul>
<li><a href="http://www.nngroup.com/reports/prototyping/" target="_self">Paper Prototyping: A How-To Training Video</a>: ottimo tutorial sul paper prototyping. N/N Group. Prezzo: 68$</li>
<li><a href="http://www.youtube.com/watch?v=Bq1rkVTZLtU&amp;feature=related" target="_self">Paper prototyping per il mobile</a>.</li>
<li><a href="http://www.youtube.com/watch?v=oITeUEjrY3Q&amp;feature=related" target="_self">Esempio di interazione utente – prototipo</a>.</li>
</ul>
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			<wfw:commentRss>http://blog.aboutuser.com/prototyping/paper-prototyping-user-testing-su-prototipi-cartacei.html/feed</wfw:commentRss>
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		<title>Card sorting e ricerca del personale</title>
		<link>http://blog.aboutuser.com/architettura-dell-informazione/card-sorting-e-ricerca-del-personale.html</link>
		<comments>http://blog.aboutuser.com/architettura-dell-informazione/card-sorting-e-ricerca-del-personale.html#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 10 Sep 2009 14:12:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Schibuola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Architettura dell’informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Card sorting]]></category>
		<category><![CDATA[Usabilità]]></category>
		<category><![CDATA[User Centered Design]]></category>

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		<description><![CDATA[Abbiamo appena terminato di condurre un card sorting per un cliente del mondo delle assicurazioni online.
Si è trattato di un classico card sorting de visu: i partecipanti sono affluiti nel nostro laboratorio e hanno condotto l’attività (singolarmente) così come previsto dalla metodologia.
Non mi intrattengo sulla grande efficacia e sulla varietà di considerazioni che vengono dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo appena terminato di condurre un <a title="descrizione card sorting" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Card_sorting">card sorting</a> per un cliente del mondo delle assicurazioni online.<br />
Si è trattato di un classico card sorting <em>de visu</em>: i partecipanti sono affluiti nel nostro laboratorio e hanno condotto l’attività (singolarmente) così come previsto dalla metodologia.</p>
<p>Non mi intrattengo sulla <strong>grande efficacia</strong> e sulla <strong>varietà di considerazioni</strong> che vengono dalla conduzione del card sorting. È per certi versi eccitante vedere come le persone organizzano i contenuti spesso in modi molto diversi l’uno dall’altro. E come – tramite appositi processi di analisi – sia possibile trarre una <strong>uniformità dalla diversità di approcci</strong> (cognitivi o culturali) che ogni persona adotta nel considerare un insieme vasto di contenuti (per esempio un sito web).</p>
<p>Conducendo il card sorting e appuntandomi i comportamenti degli utenti, mi sono dapprima accorto di quanto può essere diverso lo stile di ciascun utente. C’è chi parte immediatamente, senza prima aver letto i contenuti di tutte le carte. Chi invece si prende 10 minuti per leggerle tutte e quindi comincia a raggrupparle. Chi a poco a poco si diverte sempre di più, e chi invece sembra deprimersi o smarrirsi.</p>
<p>Il card sorting richiede un certo sforzo cognitivo e <strong>coinvolge intensamente le capacità di analisi</strong> <strong>e sintesi</strong> di una persona.<br />
In sostanza: il card sorting <strong>mette</strong> in qualche modo <strong>in gioco una persona</strong> <strong>e le sue capacità</strong>: ciascuno gioca il gioco (molto serio, come tutti i giochi) del card sorting, e contemporaneamente è giocato dal gioco: non può tirarsi indietro, difficilmente può mentire e alla fine espone in qualche modo sé stesso.<br />
In fase di analisi, del resto, <strong>si valuta soprattutto il lavoro fatto</strong> da ciascuno ma in parte anche le persone stesse che l’hanno condotto a termine.</p>
<p>Per cui mi sono detto: in futuro, usiamolo anche per fare <strong>selezione del personale</strong>!</p>
<p>Mettendo da parte per un secondo l’obiettivo proprio dello strumento (generare una classificazione di contenuti), un card sorting rivela molte cose di una persona:</p>
<ol>
<li><strong>la capacità di concentrazione</strong>: si nota chiaramente che in alcuni la concentrazione a mano a mano aumenta, in altri è discontinua, in altri si affievolisce. Si possono avere così indicazioni sulla qualità della concentrazione<strong> </strong></li>
<li><strong>lo stile nell’affrontare problemi</strong>: c’è chi – affrontando un contenuto a lui sconosciuto – cerca relazioni con elementi noti; chi invece tende a mettere insieme tutte le cose che non conosce.<br />
C’è chi chiede aiuto (capacità purtroppo non molto diffusa) e chi invece vuole tirare fuori ogni risposta solo da sé stesso, come <a href="http://filosofiamoderna.pbworks.com/Bacone%281561-1626%29">i ragni di Bacone</a><strong> </strong></li>
<li><strong>la capacità di analisi</strong>: c’è chi ragiona per prossimità: comincia con le 3-4 carte che gli sembrano simili; chi si è creato una categoria mentale e cerca tutte le carte che soddisfano la categoria; chi (pochissimi!) cerca innanzitutto un criterio generale che valga per tutte le carte</li>
<li><strong>la capacità di sintesi</strong>: alcuni preferiscono procedere per gradi: scremano le carte creando 3 o 4 mucchietti molto grossi. Altri invece cominciano creando numerosissimi mucchietti e al termine dell&#8217;attività provano a raggrupparli tra loro</li>
<li><strong>il grado di accuratezza</strong>: c’è chi non è soddisfatto se ogni carta non è nel posto giusto (gli analitici). Chi invece dà grande valore alla categorizzazione fatta e “forza” una carta in un gruppo che non le si addice pienamente (i sintetici)</li>
<li><strong>alcuni aspetti dell’emotività</strong>: tutti gli utenti sono invitati a parlare a voce alta. C’è chi parte con un flusso di coscienza inarrestabile che manco una stenografa gli sta dietro. Chi invece si chiude in un mutismo desolante che deve essere discretamente sollecitato con domande specifiche. Alcuni si alzano in piedi e non si siedono più (neanche nella fase finale di de-briefing!). Chi invece sta sistematicamente seduto e si allunga come un gatto per prendere in mano le carte più lontane</li>
</ol>
<p>Alcune mie considerazioni finali:</p>
<ul>
<li>i punti descritti mi sembrano elementi preziosi per valutare un futuro collaboratore. Evidentemente non possono essere i soli né i principali. Tuttavia restituiscono un’immagine abbastanza fedele di come ciascuno elabora un lavoro</li>
<li>il card sorting è effettivamente usato in ambito clinico, per la valutazione psicologica o psichiatrica di un individuo, tramite il <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Wisconsin_card_sort">Wisconsin card sort</a>.<br />
I presupposti e gli obiettivi sono molto diversi dal nostro; è interessante notare come si utilizzi uno strumento apparentemente ludico per trarre conclusioni sullo stato mentale di una persona</li>
<li>il card sorting (e in generale gli strumenti dello <acronym title="User-centered Design">UCD</acronym>) è uno strumento multi-disciplinare, che generalizza tramite una serie di istruzioni, affondando la sua validità nella diversità che ogni persona esprime con il suo comportamento</li>
</ul>
<p>Tu cosa ne pensi, responsabile delle risorse umane (e non!) ?</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Card sorting e organizzazione dei contenuti web</title>
		<link>http://blog.aboutuser.com/usabilita/card-sorting/card-sorting-e-organizzazione-dei-contenuti-web.html</link>
		<comments>http://blog.aboutuser.com/usabilita/card-sorting/card-sorting-e-organizzazione-dei-contenuti-web.html#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2009 11:01:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Casarsa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Card sorting]]></category>

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		<description><![CDATA[Da qualche tempo mi sto gustando la lettura del nuovo libro di Donna Maurer, &#8220;Card Sorting – Designing Usable Categories&#8220;. Con un taglio pratico, il libro aiuta a progettare, condurre e analizzare un progetto di card sorting.
Nel mio caso, offre anche ottimi spunti di auto-valutazione sui progetti passati.
Che cos’è dunque il card sorting e quali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da qualche tempo mi sto gustando la lettura del nuovo libro di Donna Maurer, &#8220;<a href="http://rosenfeldmedia.com/books/cardsorting/" target="_self">Card Sorting – Designing Usable Categories</a>&#8220;. Con un taglio pratico, il libro aiuta a progettare, condurre e analizzare un progetto di card sorting.<br />
Nel mio caso, offre anche ottimi spunti di auto-valutazione sui progetti passati.</p>
<h3>Che cos’è dunque il card sorting e quali problemi risolve?</h3>
<p>Durante un card sorting, le persone coinvolte sono messe di fronte ad un certo numero di carte, una per ogni contenuto o funzionalità di un sito internet. Viene chiesto loro di ordinarle, raggruppandole nelle categorie più logiche ai loro occhi, e di dare un nome appropriato alle categorie così definite.<span id="more-45"></span></p>
<p>Obiettivo del card sorting è la creazione di un’architettura del sito che faciliti la &#8220;<a href="http://www.alistapart.com/articles/findabilityorphan/" target="_self">findability</a>&#8220;, ovvero la reperibilità delle informazioni:</p>
<ul>
<li>indagando le relazioni esistenti tra i diversi contenuti del sito;</li>
<li>definendo le diverse categorie di contenuti, e dando loro un nome che profumi      d’informazione;</li>
<li>creando un buon menu di navigazione e proponendo, al momento opportuno, i migliori contenuti correlati.</li>
</ul>
<h3>Un caso concreto di card sorting</h3>
<p>Abbiamo condotto e analizzato un card sorting per il nuovo sito della <a href="http://www.uniese.it" target="_self">European School of Economics</a> (ESE), di cui TSW sta curando la progettazione e l’ottimizzazione SEO in fase di sviluppo.</p>
<p>ESE è una scuola di Economia che organizza corsi di laurea, post-laurea e Master.</p>
<p>Già dalla prima breve chiacchierata con il cliente, sono emersi i due punti di forza dell’università, da sottolineare nel nuovo sito:</p>
<ol>
<li>La filosofia      (già esposta nel libro &#8220;La scuola degli Dei&#8221; e nelle pubblicazioni su quotidiani nazionali) e gli eventi pensati dalla scuola per i suoi studenti.<br />
Domanda: come organizzare l’alberatura del sito per <strong>dare visibilità ai contenuti originali e meno istituzionali</strong>?<strong></strong></li>
<li>ESE ha sede in 5 prestigiose città del mondo; ogni studente può organizzare il corso su più      moduli, iniziandolo a Milano e terminandolo, per esempio, a New York. I corsi, focalizzati su tutte le discipline connesse a business e management, sono aperti a studenti neodiplomati, neolaureati o lavoratori.<br />
Domanda: come<strong> </strong>rendere chiara questa possibile personalizzazione del piano di studi? Come fare sì che <strong>gli utenti trovino il corso più adatto a loro? </strong>Secondo quali criteri è bene organizzare i corsi sul sito (per sede, per livello di formazione, per materia)?</li>
</ol>
<p>2 domande, 2 risposte:</p>
<ol>
<li>Abbiamo progettato un card sorting focalizzato sui contenuti di tutto il sito web, per      capire come creare un’adeguata alberatura dei contenuti generali.</li>
<li>Abbiamo condotto un secondo test, volto all’organizzazione dei soli contenuti relativi ai      corsi.</li>
</ol>
<p>Abbiamo pensato ad un test in remoto: circa 40 utenti italiani ed internazionali hanno completato il test in breve tempo, direttamente a casa loro.</p>
<h3>Come è andata?</h3>
<p>Il risultato del test sui contenuti generali è stato molto utile a definire un’architettura dell’informazione efficace: poche sono state le differenze di comportamento dei diversi utenti.</p>
<p>Viceversa, focalizzandosi sui corsi, <strong>ogni utente ha raggruppato le carte in modo diverso</strong>. I tre criteri di raggruppamento più logici, sono stati tutti equamente scelti!</p>
<p>Lato usabilità, non ho avuto alcun problema ad accettare questo risultato. La <strong>risposta degli utenti era eloquente</strong>: non esiste un criterio di categorizzazione univoco o semplice. Le caratteristiche di personalizzazione che ESE propone non sono sufficienti ad “ingessare” i corsi in un semplice menu di primo livello: <strong>serve un modo alternativo per facilitarne la ricerca</strong>!</p>
<p>About User, inoltre, collabora fianco a fianco a <a href="http://www.tsw.it" target="_self">TSW</a>, incaricata dello sviluppo e della SEO del nuovo sito ESE. E da qui le <strong><em>lotte intestine</em></strong>! Come spiegare ai colleghi che non esiste un criterio assoluto per organizzare i corsi nel menu di primo livello?</p>
<p>Ha sbagliato la <a href="http://www.useit.com/alertbox/20040719.html" target="_self">letteratura</a>?<br />
Gli utenti non erano abbastanza numerosi (con pochi utenti è naturale ottenere dei risultati discordanti)? Per una controprova abbiamo provato a reclutare nuovi utenti. Procedendo nell’analisi, <strong>si confermava lo stesso trend</strong>!</p>
<p>Abbiamo quindi pensato di creare una struttura che rispettasse entrambe le esigenze, quelle della SEO e quelle dell’usabilità: <strong>un menu di primo livello che organizza i corsi per “formazione”</strong> (criterio scelto da appena più di un terzo dei partecipanti), unito alla proposta di uno strumento di<strong> ricerca alternativo, una sorta di meccanismo a <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Faceted_classification" target="_self">faccette</a></strong> che guidi lo studente verso il corso per lui più indicato. Dove abiti? Vuoi studiare all’estero? Qual è il tuo titolo di studio? E così via.</p>
<p>E così abbiamo fatto pace :-)</p>
<p>Il risultato che ora aspettiamo è di fare contenti gli utenti del sito, i motori di ricerca e, speriamo, anche il cliente!</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Test di usabilità qualitativo o quantitativo: quale scegliere?</title>
		<link>http://blog.aboutuser.com/usabilita/test-di-usabilita/test-di-usabilita-qualitativo-o-quantitativo-quale-scegliere.html</link>
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		<pubDate>Thu, 25 Jun 2009 08:55:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Casarsa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Test di usabilità]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualche settimana fa mi trovavo a Londra per la Usability Week, valido e sempre attuale programma di conferenze e corsi intensivi di usabilità tenuto dal Norman Nielsen Group.
Il primo corso “Usability in practice: 3-day intensive camp” si è aperto con una riflessione sul ruolo ricoperto da un esperto di usabilità. Secondo il Norman Nielsen Group, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche settimana fa mi trovavo a Londra per la <strong>Usability Week</strong>, valido e sempre attuale programma di conferenze e corsi intensivi di usabilità tenuto dal <a href="http://www.nngroup.com/" target="_self">Norman Nielsen Group</a>.<br />
Il primo corso “Usability in practice: 3-day intensive camp” si è aperto con una riflessione sul ruolo ricoperto da un esperto di usabilità. Secondo il Norman Nielsen Group, il compito dello usability specialist “consiste nel <strong>partire dai bisogni e dall’osservazione del comportamento degli utenti</strong> per dare indicazioni al design e allo sviluppo. Ci prefiggiamo inoltre di raccogliere nuove idee, migliorare quanto già è stato fatto, risolvere specifici problemi di usabilità.”<br />
In altri termini, un test di usabilità dovrebbe offrire non solo una diagnosi dei problemi di usabilità ma anche un input per <strong>migliorare il design</strong> e il dialogo tra utente e sistema.<br />
Definito così lo scopo del test, è possibile stabilire il metodo di indagine più utile tra le <strong>due diverse tipologie di test con utenti: quantitativo e qualitativo</strong>.<br />
La seguente tabella mostra le differenze esistenti tra i due metodi.</p>
<table style="margin: 15px 0pt 25px; background-color: #ffffff; width: 100%;" border="0" cellspacing="0" cellpadding="5">
<tbody>
<tr>
<th width="20%">-</th>
<th width="40%">Test qualitativo</th>
<th width="40%">Test quantitativo</th>
</tr>
<tr>
<td><strong>Numero di partecipanti</strong></td>
<td>5</td>
<td>20</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Dati analizzati</strong></td>
<td>Metriche di usabilità (uno sguardo complessivo).<br />
Linguaggio corporeo e commenti dei partecipanti.</td>
<td>Specifiche metriche di usabilità quantitative stabilite a priori.</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Focus</strong></td>
<td>Comportamento degli utenti e proposte di miglioramento.</td>
<td>Numeri e dati statistici.<br />
Modifiche da apportare.</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Risultati</strong></td>
<td>Diagnosi dell’85% dei problemi.</td>
<td>Diagnosi di tutti i problemi.<br />
Livello di usabilità del sito.</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Oggetto di indagine</strong></td>
<td>Siti html o prototipi low-fi (cartacei, wireframe, mockup grafici).</td>
<td>Siti html funzionanti.</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Costo</strong></td>
<td>&lt; Inferiore</td>
<td>&gt; Superiore</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<h3>Quale tipologia di test è da preferirsi?</h3>
<p>Prendendo spunto da quanto suggerito durante i 3 giorni di corso, <strong>è preferibile il test qualitativo</strong>, <strong>purché inserito</strong> in un processo di sviluppo (e validazione) iterativo.<br />
Tale strategia prevede che i risultati del test siano alla base dello sviluppo delle versioni successive:</p>
<ul>
<li>Rimane ciò che ha funzionato ed è stato apprezzato dagli utenti</li>
<li>Viene modificato ciò che ha creato problemi di interazione o non è stato apprezzato dagli utenti</li>
<li>Ogni nuova release deve venire nuovamente testata.</li>
</ul>
<p>Questo processo di verifica a step successivi permette:</p>
<ul>
<li>La diagnosi di quasi tutte le barriere di usabilità, come se si trattasse di un test quantitativo: i problemi non diagnosticati nelle prime fasi di test verranno presumibilmente alla luce in uno dei test successivi</li>
<li>La verifica delle soluzioni proposte per risolvere i problemi di usabilità. Se nel test successivo ci si accorge che una “miglioria” non è utile o di aiuto all’utente (a volte, ahimè, succede!), si è ancora in tempo per correggere il tiro</li>
<li>La risoluzione a costi inferiori della stragrande maggioranza dei problemi di usabilità. Questo perché i problemi più critici saranno evidenti già nelle prime fasi di test, quando l’oggetto di indagine è spesso un prototipo cartaceo o una bozza grafica, e non è ancora stata scritta neppure una riga di codice. Il team di sviluppo avrà quindi modo di intervenire subito e di prevenire l’insorgere di nuovi errori.</li>
</ul>
<p><strong>Il livello di usabilità</strong> ottenuto da un <strong>test qualitativo-iterativo</strong> è presumibilmente <strong>più elevato</strong> rispetto a quello ottenuto da un solo test quantitativo finale.<br />
Questa considerazione pare azzardata. Ma immaginiamo di trovare, a sito web finito e a un mese dalla data di pubblicazione, 50 errori da risolvere. C’è poco tempo e i costi di sviluppo e design sono estremamente elevati. Risultato? Solo una parte dei problemi viene risolta!</p>
<h3>La risposta del mercato</h3>
<p>Nei paesi anglosassoni, dove il test di usabilità è ormai parte integrante dello sviluppo di soluzioni per il web, il test qualitativo-iterativo sta trovando ampio spazio e approvazione.<br />
Viceversa, <strong>la nostra esperienza in Italia</strong> ci indica che in molti casi le aziende non sono ancora pronte a inserire il test di usabilità all’interno di un processo di sviluppo iterativo. Lo user testing è piuttosto visto come un <strong>processo di validazione</strong>, capace di diagnosticare i problemi dell’interfaccia e pesarne il livello di usabilità. In quest’ottica, il test quantitativo rimane lo strumento più indicato.<br />
In ogni caso, qualunque sia l’approccio che si intende scegliere per un progetto di usabilità, appare evidente la caratteristica principale del test di usabilità: la sua estrema <strong>flessibilità</strong>, che gli consente di adattarsi facilmente a qualsiasi situazione di creazione di prodotti digitali.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Il fascino dell&#8217;usabilità</title>
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		<comments>http://blog.aboutuser.com/eventi/il-fascino-dellusabilita.html#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2009 07:39:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Schibuola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[L’usabilità – e il test di usabilità in particolare – è una disciplina affascinante. Probabilmente è un po’ scontato che lo sostenga io, dato che l’ho scelta per lavoro.
Tuttavia, le stesse ragioni che me la fanno apprezzare ci hanno anche spinti ad aprire un blog, per non lasciare decadere le moltissime sollecitazioni che l’analisi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’usabilità – e il test di usabilità in particolare – è una disciplina affascinante. Probabilmente è un po’ scontato che lo sostenga io, dato che l’ho scelta per lavoro.<br />
Tuttavia, le stesse ragioni che me la fanno apprezzare ci hanno anche spinti ad <strong>aprire un blog</strong>, per non lasciare decadere le moltissime sollecitazioni che l’analisi di un test di usabilità provoca e per avere un luogo in cui metterle a fuoco e condividerle.<br />
Dunque cosa c’è di affascinate in un test di usabilità?</p>
<h3>È uno strumento razionale</h3>
<p>Per certi versi un test di usabilità è un meccanismo che ha un preciso funzionamento.<br />
È una <strong>macchina che produce risposte</strong>. Grazie a una procedura  ben individuata si inseriscono in questa macchina delle domande e alla fine si ottengono delle risposte.<br />
Da un lato l’elemento umano – il team di esperti che conduce il test – rimane uno strumento indispensabile; dall’altro, la procedura di analisi elabora rigorosamente un risultato.<br />
Il giusto rapporto – che continuamente si roda nel tempo – tra valutazione umana e procedimento automatico permette risultati verificabili e ripetibili.<span id="more-14"></span></p>
<h3>Costringe ad osservare le persone</h3>
<div id="attachment_15" class="wp-caption alignleft" style="width: 178px"><img class="size-full wp-image-15" title="utente test usabilità" src="http://blog.aboutuser.com/wp-content/uploads/2009/06/faccia.jpg" alt="utente di un test di usabilità" width="168" height="142" /><p class="wp-caption-text">Un utente di un test di usabilità</p></div>
<p>Quanti web marketing manager non sanno che <strong>questa è l’espressione</strong> di molti utenti di fonte al loro sito web? Molti, purtroppo.<br />
Lo strumento del test spinge per così dire violentemente a considerare con grande attenzione quello che le persone fanno quando interagiscono con un mezzo digitale.<br />
La produzione di un media digitale è un procedimento che ha vincoli molto sfidanti (deve essere sicuro; deve essere migliore del precedente; deve essere convincente; deve essere bello; deve comunicare i valori della marca), talmente sfidanti che accade non di rado che le persone che devono usare quel media sono poco o per niente considerate.<br />
<strong>Portare le persone al centro</strong> della produzione di valore digitale è la prospettiva che ci siamo dati.</p>
<h3>Coinvolge professionisti eterogenei</h3>
<p>Quando ci apprestiamo a dare una soluzione a un problema di usabilità, le domande sono sempre le stesse: ok, ma la soluzione preserva le esigenze di visibilità nei motori di ricerca? L’interazione con l’utente non verrà svilita? C’è un modo diverso e più efficiente per permettere all’utente di informarsi o di acquistare?<br />
Riuscirà a comprendere l’utente il senso di questa nuova etichetta? È una soluzione che accontenta tutta la popolazione di riferimento di quello strumento digitale?<br />
Probabilmente <strong>solo la comprensione globale</strong> dell’esperienza di un utente – che è una sola – garantisce realmente il migliore risultato, come anche <a href="http://blog.tsw.it/tsw-news/un%e2%80%99anteprima-su-tsw-strategies_0003814.html" target="_self">Christian dice nel suo ultimo post</a> sul blog di TSW.</p>
<h3>Risolve problemi</h3>
<p>Avrei potuto essere più breve e dire solo questo!<br />
Per dirla in modo un po’ brutale, <strong>l’usabilità non vende qualcosa</strong> in più e non aggiunge nuovi strumenti o contenuti ai tanti che ci sono già. Sistema per così dire quello che c’è: è più vantaggioso ottimizzare la propria campagna di display advertising o il proprio sito web, piuttosto che impegnare budget in nuove campagne di web marketing, come <a href="http://www.useit.com/alertbox/roi.html" target="_self">ampiamente dimostra Nielsen</a>.</p>
<p>Vi do appuntamento ai prossimi post e al confronto nei commenti, che da oggi iniziano!</p>
]]></content:encoded>
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