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Archivi per la categoria ‘Test di usabilità’

Quotidiani online, usabilità e pubblicità allo IAB Forum

9 novembre, 2009

Allo scorso IAB Forum abbiamo avuto finalmente modo di presentare i risultati del progetto di ricerca condotto con l’Università di Udine (vedi il post di presentazione sul blog di TSW).

Gli ambiti che il progetto di ricerca ha investigato sono due:

  1. capire in quali contesti la pubblicità online incida sull’usabilità;
  2. capire quali categorie di banner interferiscano con la navigazione e la lettura dei quotidiani, e in che misura.

Abbiamo preso in considerazione i cinque quotidiani online più diffusi (Il Corriere, la Repubblica, la Stampa, il Sole 24 Ore e la Gazzetta dello Sport), testandone intensivamente 3, e abbiamo utilizzato 34 utenti in linea con il profilo Nielsen dei lettori, grazie alla collaborazione delle concessionarie pubblicitarie.

Abbiamo quindi testato il rapporto tra pubblicità e usabilità tramite un test di usabilità con eye tracking, per determinare quale fosse il comportamento degli utenti grazie a tre diversi compiti:

  • compito di navigazione: gli utenti hanno dovuto trovare uno specifico articolo nei quotidiani
  • compito di lettura: gli utenti hanno dovuto leggere uno specifico articolo
  • compito di surfing libero: entro un intervallo di tempo determinato gli utenti sono stati liberi di navigare a piacere i quotidiani

Per garantire la massima validità ecologica dell’esperimento abbiamo testato i quotidiani live, utilizzando un proxy settato ad hoc in modo da controllare l’erogazione della pubblicità: la pubblicità viene erogata infatti a ogni refresh in modo quasi casuale, e senza un controllo a monte non saremmo stati in grado di fare valutazioni tra quotidiani.

La pubblicità è stata classificata in 3 classi:

  • pubblicità leggera: contestuale, di piccole dimensioni, statica
  • pubblicità saliente: rich media, grandi formati animati, immagini estese
  • pubblicità prominente: pop up, overlayer, interstiziale

Al termine delle sessioni di test, tutti gli utenti sono stati sottoposti a questionari in modo da verificare variabili pertinenti all’usabilità non derivabili dal test vero e proprio (per esempio: atteggiamento, soddisfazione e attenzione).

I risultati che abbiamo ottenuto sono disponibili nella presentazione che segue.

Alcune note sui risultati:

  • ho trovato sorprendente il livello di soddisfazione rispetto alla pubblicità prominente, che resta comunque elevato anche in presenza di banner generalmente considerati fastidiosi;
  • lato eye tracking, è molto interessante il fatto che la pubblicità leggera è vista in modo simile a quella saliente:  la durata delle osservazioni per i due tipi è molto simile;
  • il layout del quotidiano si combina molto spesso con la variabile indagata, aumentandone o diminuendone il valore, a riprova del fatto che l’usabilità è sempre relativa a uno specifico contesto, e che il quotidiano o il portale concorre spesso a “implementare” la resa della pubblicità.

Buona lettura e buoni commenti!

Test di usabilità qualitativo o quantitativo: quale scegliere?

25 giugno, 2009

Qualche settimana fa mi trovavo a Londra per la Usability Week, valido e sempre attuale programma di conferenze e corsi intensivi di usabilità tenuto dal Norman Nielsen Group.
Il primo corso “Usability in practice: 3-day intensive camp” si è aperto con una riflessione sul ruolo ricoperto da un esperto di usabilità. Secondo il Norman Nielsen Group, il compito dello usability specialist “consiste nel partire dai bisogni e dall’osservazione del comportamento degli utenti per dare indicazioni al design e allo sviluppo. Ci prefiggiamo inoltre di raccogliere nuove idee, migliorare quanto già è stato fatto, risolvere specifici problemi di usabilità.”
In altri termini, un test di usabilità dovrebbe offrire non solo una diagnosi dei problemi di usabilità ma anche un input per migliorare il design e il dialogo tra utente e sistema.
Definito così lo scopo del test, è possibile stabilire il metodo di indagine più utile tra le due diverse tipologie di test con utenti: quantitativo e qualitativo.
La seguente tabella mostra le differenze esistenti tra i due metodi.

- Test qualitativo Test quantitativo
Numero di partecipanti 5 20
Dati analizzati Metriche di usabilità (uno sguardo complessivo).
Linguaggio corporeo e commenti dei partecipanti.
Specifiche metriche di usabilità quantitative stabilite a priori.
Focus Comportamento degli utenti e proposte di miglioramento. Numeri e dati statistici.
Modifiche da apportare.
Risultati Diagnosi dell’85% dei problemi. Diagnosi di tutti i problemi.
Livello di usabilità del sito.
Oggetto di indagine Siti html o prototipi low-fi (cartacei, wireframe, mockup grafici). Siti html funzionanti.
Costo < Inferiore > Superiore

Quale tipologia di test è da preferirsi?

Prendendo spunto da quanto suggerito durante i 3 giorni di corso, è preferibile il test qualitativo, purché inserito in un processo di sviluppo (e validazione) iterativo.
Tale strategia prevede che i risultati del test siano alla base dello sviluppo delle versioni successive:

  • Rimane ciò che ha funzionato ed è stato apprezzato dagli utenti
  • Viene modificato ciò che ha creato problemi di interazione o non è stato apprezzato dagli utenti
  • Ogni nuova release deve venire nuovamente testata.

Questo processo di verifica a step successivi permette:

  • La diagnosi di quasi tutte le barriere di usabilità, come se si trattasse di un test quantitativo: i problemi non diagnosticati nelle prime fasi di test verranno presumibilmente alla luce in uno dei test successivi
  • La verifica delle soluzioni proposte per risolvere i problemi di usabilità. Se nel test successivo ci si accorge che una “miglioria” non è utile o di aiuto all’utente (a volte, ahimè, succede!), si è ancora in tempo per correggere il tiro
  • La risoluzione a costi inferiori della stragrande maggioranza dei problemi di usabilità. Questo perché i problemi più critici saranno evidenti già nelle prime fasi di test, quando l’oggetto di indagine è spesso un prototipo cartaceo o una bozza grafica, e non è ancora stata scritta neppure una riga di codice. Il team di sviluppo avrà quindi modo di intervenire subito e di prevenire l’insorgere di nuovi errori.

Il livello di usabilità ottenuto da un test qualitativo-iterativo è presumibilmente più elevato rispetto a quello ottenuto da un solo test quantitativo finale.
Questa considerazione pare azzardata. Ma immaginiamo di trovare, a sito web finito e a un mese dalla data di pubblicazione, 50 errori da risolvere. C’è poco tempo e i costi di sviluppo e design sono estremamente elevati. Risultato? Solo una parte dei problemi viene risolta!

La risposta del mercato

Nei paesi anglosassoni, dove il test di usabilità è ormai parte integrante dello sviluppo di soluzioni per il web, il test qualitativo-iterativo sta trovando ampio spazio e approvazione.
Viceversa, la nostra esperienza in Italia ci indica che in molti casi le aziende non sono ancora pronte a inserire il test di usabilità all’interno di un processo di sviluppo iterativo. Lo user testing è piuttosto visto come un processo di validazione, capace di diagnosticare i problemi dell’interfaccia e pesarne il livello di usabilità. In quest’ottica, il test quantitativo rimane lo strumento più indicato.
In ogni caso, qualunque sia l’approccio che si intende scegliere per un progetto di usabilità, appare evidente la caratteristica principale del test di usabilità: la sua estrema flessibilità, che gli consente di adattarsi facilmente a qualsiasi situazione di creazione di prodotti digitali.